Ore 21: il sipario è ancora chiuso e sotto l’enorme tendone del Gran Teatro c’è un viavai di persone che si incontrano, si cercano, si chiamano, si sfiorano, si sorridono, anche se solo con gli occhi, in un brusio allegro di saluti.
Ero già stata qui altre volte, avevo già visto questa platea che si riempiva, ma ora – la prima volta che assisto a Merry Christmas Peter Pan – l’atmosfera è così diversa… Perché la vera sorpresa di questa serata è il pubblico: possibile che tremila spettatori si conoscano tutti fra loro? Forse non si conoscono, si riconoscono. Sentono che lo sconosciuto della sedia accanto non è un estraneo: è qui perché ha gli stessi valori, gli stessi principi controcorrente in una società che rincorre soldi, fama, bellezza…
Ore 21,30: si alza il sipario. Complimenti ai coristi di gospel, ai comici graffianti, alla voce straordinaria di Noemi, alla sensibilità raffinata di Fiorella Mannoia. L’altra meraviglia della serata è come si possono usare i colori, la musica, lo humour, la levità, l’allegria anche per aiutare, o almeno alleggerire un po’, la sofferenza. Così come fanno tutto l’anno, giorno per giorno, i volontari di Peter Pan.
Il volo di Peter e dei suoi amici verso l’Isolachenonc’è non è un volo della fantasia. Qui è il volo dello spirito verso un rifugio che c’è.
“Con le emozioni ci abitiamo insieme” – Il Servizio Psicologico di Peter Pan
Quando una famiglia entra in una Casa di Peter Pan, non porta con sé solo valigie. Porta paure, domande, incertezze,...